Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità in Europa. In Italia, provocano il 35% dei decessi maschili e il 43% di quelli femminili, con un impatto imponente sulla salute pubblica e sulle risorse sanitarie e economiche.

Secondo i dati dell’Istat, in Italia la spesa per gli interventi cardiochirurgici è stimabile in circa 650 milioni di euro all’anno e rappresenta, da sola, l’1% della spesa sanitaria complessiva. I farmaci del sistema cardiovascolare, per un importo di oltre 5 miliardi di euro, sono infatti i più utilizzati in assoluto, con una copertura di spesa da parte del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) di quasi il 93%.
Nel trattamento delle malattie cardiovascolari, il Piano Sanitario Nazionale (PSN), il principale strumento di pianificazione e programmazione pluriennale del Servizio sanitario nazionale, persegue i seguenti obiettivi:

  • promuovere la prevenzione delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, attraverso la sensibilizzazione della popolazione sui fattori di rischio;
  • migliorare la qualità dell’assistenza assicurata dalle emergenze cardiologiche e cerebrovascolari;
  • favorire la stabilità clinica dei pazienti attraverso l’ottimizzazione dell’intervento terapeutico e riabilitativo;
  • garantire la continuità assistenziale, ridurre le ospedalizzazioni e migliorare la qualità della vita del paziente con scompenso cronico

Il 30 maggio 2013, un gruppo di deputati italiani ha presentato alla Camera il Ddl n. 1101 recante Disposizioni in materia [VISITA LA PAGINA] di malattie cardiovascolari per la prevenzione e la cura della fibrillazione atriale e dell’ictus cardioembolico, al fine di  incentivare lo sviluppo di dispositivi, sia diagnostici che terapeutici, per la gestione delle malattie cardiovascolari. Il Ddl promuove la diffusione di “sistemi forniti di controllo a distanza” che “garantiscono una diagnosi certa, rapida e precoce e consentono di evitare accertamenti inutili, inappropriati e spesso costosi, oltre che l’immediatezza della cura”.

A livello comunitario, la Società europea di Cardiologia e la European Heart Network calcolano, per la cura delle patologie cardiovascolari, un costo per l’economia dell’Ue di oltre 196 miliardi di euro all’anno, con una spesa sanitaria che varia dal 4% del Lussemburgo al 17% di Estonia, Lettonia e Polonia.

Per ridurre il numero di morti per malattie cardiache, i paesi dell’Ue hanno trovato un accordo, nel novembre 2013, sul 3° Programma Pluriennale Salute per la Crescita 2014-2020

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attraverso cui l’Unione intende “individuare, diffondere e promuovere l’adozione di buone pratiche convalidate per misure di prevenzione efficaci sotto il profilo dei costi”, affrontando i principali fattori di rischio alla base delle malattie cardiovascolari, combattendo il tabagismo, l’abuso di alcol e l’obesità e promuovendo stili di vita sani e buone pratiche convalidate.

Questioni: Colesterolo

Tra i principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, gli esperti individuano: l’ipertesione arteriosa, l’ipercolesterolemia, il diabete, l’obesità, il fumo, la dieta, la sedentarietà e la familiarità.

Prodotto dal fegato e presente in tutte le cellule dell’organismo, il colesterolo serve per la sintesi di alcuni ormoni, ha un ruolo fondamentale nella produzione di vitamina D ed è un costituente delle membrane cellulari e di vari tessuti. Se presente in eccesso all’interno dell’organismo, tuttavia, il colesterolo può essere dannoso per l’organismo.

Oltre alla quantità prodotta dal corpo, il colesterolo può essere introdotto dall’esterno attraverso specifici cibi ricchi di grassi animali, quali carne, burro, salumi, formaggi, etc. I cibi di origine vegetale, come frutta, verdura e cereali, al contrario, non contengono colesterolo.

L’ipercolesterolemia – cioè l’eccesso di colesterolo nel sangue – può essere dovuta a una serie di fattori, quali alimentazione squilibrata, fumo, sedentarietà, sovrappeso, diabete e – in casi rari – alterazione genetica. Una concentrazione troppo alta di colesterolo rappresenta un importantefattore di rischio per l’insorgere di malattie cardiovascolari.

E’ stato dimostrato che l’abbassamento del cosiddetto ‘colesterolo cattivo’ e dei trigliceridi – entrambi trasportati nel sangue dalle lipoproteine a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL) – riduce la probabilità di un attacco di cuore e di morte nelle persone che hanno un elevato rischio di sviluppare malattie cardiache o che già le hanno. Molte classi di farmaci sono attualmente disponibili per il trattamento di diversi disturbi lipidici, ognuna delle quali con specifici meccanismo di azione, profilo di sicurezza e impatto sul profilo lipidico del sangue.

In Italia, secondo i dati raccolti tra il 1998 e il 2002 dall’Istituto Superiore di Sanità, su un campione di popolazione adulta di età compresa fra 35 e 74 anni, il 21% degli uomini e il 23% delle donne è ipercolesterolemico, mentre il 37% degli uomini e il 34% delle donne è in una condizione definita border line.

Secondo un rapporto del 2011 del Cardiovascular Resource Group, 133,3 milioni di persone nei cinque maggiori paesi dell’Unione europea – Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito – soffrono di livelli eccessivi di colesterolo cattivo. Le statistiche nel rapporto mostrano che i numeri sono cresciuti costantemente.

A livello nazionale, il 20 ottobre 2010 è stata presentata alla Camera dei Deputati l’interrogazione a risposta immediata n. 3-01286  recante Misure per favorire l’accessibilità dei cittadini al sistema sanitario nazionale valorizzando il ruolo delle farmacie, per consentire l’erogazione di “prestazioni analitiche di prima istanza quali, ad esempio, il controllo della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi”.

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A livello comunitario, in risposta a questa situazione, nel maggio del 2007 l’Ue ha pubblicato una Strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità. [VISITA LA PAGINA] Da allora, tuttavia, sono poche le iniziative avviate per combattere l’ipercolesterolemia.

Nel 2010, l’Ue ha finanziato  con 13.8 milioni di euro il programma Due mele al giorno tolgono il medico di torno [VISITA LA PAGINA] , finalizzato a ridurre i livelli di colesterolo del 10%.

Nel dicembre 2006, il Consiglio e il Parlamento Ue hanno inoltre adottato un regolamento [VISITA LA PAGINA] sulla nutrizione e l’etichettatura degli alimenti per armonizzare le regole sulle indicazioni nutrizionali e salutistiche. L’obiettivo era quello di garantire che tali indicazioni riportate sui prodotti alimentari fossero chiare, accurate e riscontrabili, eliminando in tal modo dal mercato unico dell’Ue i prodotti ingannevoli.

Malattia cardiovascolare: un killer silenzioso

Nonostante i significativi progressi nella diagnosi e nel trattamento, le malattie cardiache rimangono tra le principali cause di mortalità e morbilità nel mondo. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità (2008) oltre 17 milioni di morti all’anno sono attribuite alle malattie cardiovascolari e, visto il progressivo invecchiamento della popolazione, si prevede che i numeri possano raddoppiare nei prossimi 25 anni.

Queste malattie rientrano nella categoria dei cosiddetti ‘killer silenziosi’, poichè sono asintomatiche e chi ne soffre è, di conseguenza, ignaro della proprio condizione fino a quando non si verifica un evento cardiovascolare grave.

Nonostante l’arsenale di farmaci cardiovascolari presenti sul mercato, molti di questi non sono ben tollerati dai pazienti, il che porta ad elevati tassi di interruzione della terapia e, conseguentemente, al non raggiungimento degli obiettivi del trattamento stesso.

Strumenti di prevenzione

Gli esperti concordano sul fatto che l’80% circa delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari possa essere prevenuto intervenendo su stile di vita e fattori di rischio.

Per valutare la probabilità di sviluppare un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei 10 anni successivi nelle persone sane, sono stati realizzati due strumenti: la carta del rischio e il punteggio individuale, entrambi adottati dall’Agenzia Italiana del Farmaco per stabilire la rimborsabilità delle statine (farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno) in prevenzione primaria.

La carta del rischio cardiovascolare serve a stimare la probabilità di andare incontro a un infarto del miocardio o un ictus nei 10 anni successivi conoscendo il valore di sei fattori di rischio: sesso, diabete, abitudine al fumo, età, pressione arteriosa sistolica e colesterolemia.

Il punteggio individuale valuta lo stesso rischio sulla base di otto fattori: sesso, età, diabete, abitudine al fumo, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia totale, HDL-colesterolemia e trattamento anti-ipertensivo.

In materia di disturbi cardiovascolari, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto Superiore di Sanità conduce da molti anni studi epidemiologici osservazionali volti a:

  • stimare incidenza, prevalenza, letalità, sopravvivenza, utilizzo di procedure diagnostiche e terapeutiche per le malattie cardiovascolari;
  • descrivere la distribuzione dei fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia, obesità, sindrome metabolica);
  • spiegare, attraverso incidenza degli eventi, consumo di farmaci, numero di ricoveri ospedalieri e fattori di rischio, l’andamento in discesa della mortalità coronarica.

Nell’ambito del progetto per un osservatorio epidemiologico nazionale, il Cnesps ha messo a punto il sito EpiCentro, uno strumento di lavoro per gli operatori di sanità pubblica, prodotto per migliorare l’accesso all’informazione epidemiologica, nell’ambito del servizio sanitario, tramite l’uso della rete internet.

Dieta sana

Un’alimentazione sana può ridurre il colesterolo nel sangue fra il 5% e il 10%; una riduzione del 10% della colesterolemia diminuisce la probabilità di morire di una malattia cardiovascolare del 20%. La principale causa dell’ipercolesterolemia è un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi, che aumentano il livello di LDL-colesterolo e diminuiscono il livello di HDL-colesterolo. I grassi polinsaturi (come l’olio di semi) e monoinsaturi (come l’olio d’oliva), in quantità limitata, hanno un effetto positivo perché tendono a abbassare il livello di LDL-colesterolo.

Il 23 maggio 2012 un gruppo di senatori ha presentato in Senato il ddl n. 3310 recante Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea. [VISITA LA PAGINA]

A livello comunitario, l’Ue promuove il programma Frutta nella scuole [VISITA LA PAGINA], volto a promuovere l’assunzione di frutta e verdura fresca e trasformata e di altri prodotti, come succhi e spremute, tra i bambini. Con l’iniziativa, Bruxelles vuole contribuire alla lotta all’obesità infantile, migliorare le abitudini alimentari dei più piccoli e sostenere le famiglie nel momento di crisi economica.

(fonte: http://www.euractiv.it/it/linksdossier/8550-malattie-cardiovascolari-impatto-in-ue-e-italia.html)

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